Uomo: progetto scientifico o progetto Umanistico?

La premessa

La Scienza ufficiale degli ultimi secoli è stata divisa dal rifiuto a prendere in considerazione quel “quid” indefinibile che convenzionalmente è chiamato Spirito. Solo recentemente, fatta eccezione per alcuni scienziati illuminati del passato, da Einstein in poi si comincia a notare un’inversione di tendenza che avvicina la “Scienza Ufficiale” alle cosiddette teorie ermetiche, formulate ed esposte ancor prima che essa nascesse. È vero che gli scienziati che oggi si avventurano su questa strada vengono ancora discriminati e guardati con sospetto da loro colleghi meno lungimiranti, ma è anche vero che il processo iniziato da costoro è irreversibile, perché rappresenta l’unica direzione in cui la scienza può procedere per non ripiegarsi su se stessa e negare ciecamente la propria funzione e il proprio contributo al progresso umano globalmente inteso.

Si parla tanto di altruismo, tanto che nell’epoca d’oro dell’individualismo rampante si fa strada la riscoperta del valore della solidarietà. Il vecchio detto che l’unione fa la forza ha radici profonde nell’evoluzione della vita. Ma qui il discorso trascende l’altruismo. Qui il discorso deve basarsi sull’idea dell’interesse reciproco; perché è proprio nell’interesse reciproco che ognuno di noi deve lavorare, con senso di scambio, di alternanza, di avvicendamento che deve condurre al fine dell’interesse comune, un interesse che coinvolga l’intera umanità.

Costruire insieme, allora, e a tutti i livelli dell’evoluzione della vita. Quando la forza del gruppo si è dimostrata superiore a quella  dei singoli e lo stare insieme si è dimostrato “conveniente” per la vita di ogni individuo, si sono create “società” basate, appunto, sull’interesse reciproco.

L’orchestra è l’esempio più classico di come un gruppo di individui diversi tra loro possono coordinarsi al punto di produrre assieme qualcosa che nessuno singolarmente sarebbe in grado di fare. Non solo: l’armonia nasce proprio dal fatto che gli strumenti riescono a mantenere la propria individualità e a suonare la propria partitura pur componendo insieme agli altri un’unica musica.

Che cosa siamo? Siamo soprattutto Spirito. E per essere più esatto, dovrei dire che siamo Spiriti (al plurale). Lo Spirito che chiamiamo nostro è formato da quelli dei miliardi di particelle elementari, come i nostri elettroni, che entrano nella composizione del nostro corpo.

Un inciso

Quando si pretende dalla ricerca parapsicologica, sempre e in ogni occasione, una risposta a 360 gradi (curioso, vero?) sempre documentata e verificabile pena l’indifferenza o la squalifica (singolare, vero?), è chiaro che si deve entrare in ambiti di un certo livello, almeno per avere un minimo di attenzione, credibilità e ascolto.

L’intelligenza insita nella natura

Procedendo dal familiare livello visibile fino al livello molecolare, la nozione tradizionale di “materia” è valida, ma a livello atomico troviamo una realtà diversa. Che cosa c’è dentro gli atomi? Generalmente si risponde che vi sono delle particelle materiali in movimento (gli elettroni, il nucleo), ma di fatto si tratta di campi di energia, ovvero di un qualcosa la cui essenza è “l’informazione” e che può perfino essere chiamato “l’intelligenza”. Oggi questo vocabolo “intelligenza” viene evitato, ma in realtà è più attendibile di “materia inerte”.

Cos’è un elettrone? Ciascuna delle particelle cariche di elettricità negativa che ruotano attorno al nucleo dell’atomo, carico di elettricità positiva. E l’atomo? L’atomo è la parte centrale – quella che dà inizio agli altri, cioè lo Spirito nella Sua unità e interezza, costituito da protoni e neutroni – attorno al quale ruotano gli elettroni come satelliti portatori di informazioni. In sintesi, il Nucleo (Spirito a carica positiva) e gli Elettroni che gli ruotano intorno (Spiriti a carica negativa): l’insieme forma la carica energetica che ci dà la vita.

 

Certo, questi nostri elettroni obbediscono anche a leggi fisiche, come quando circolano nei fili elettrici, per esempio quando vengono  sottoposti a una certa tensione elettrica. Ma questo vuol dire che gli elettroni non possiedono anche caratteristiche spirituali? Facciamo cadere il più grande sapiente della terra da un aereo in volo e guardiamolo precipitare: osserveremo che nonostante tutta la sua sapienza, in quel momento così poco evidente, il suo corpo obbedisce rigorosamente alle leggi della gravità, tale e quale una semplice pietra che fosse lanciata al suo posto. Adesso, però, mettiamo lo scienziato in condizione di poter manifestare il suo sapere, e osserveremo che, nonostante la sua rigorosa sottomissione alle leggi di gravità, sa anche dar prova di Spirito. Allo stesso modo, se guardiamo gli elettroni all’interno di una cellula vivente, faticheremo a riconoscere che sono ancora gli stessi elettroni che si spostavano docilmente nel campo del potenziale elettrico, perché manifestano subito tanta iniziativa, realizzano sintesi molto complesse e creano l’ordine partendo dal disordine.

Ciò non significa, naturalmente, che tutti gli elettroni del nostro Universo siano capaci dello Spirito necessario per costruire e far funzionare un essere vivente. Anche il sapere degli uomini è molto diverso da un individuo all’altro. Ci sono gli scienziati, ma non unicamente gli scienziati. Il nostro pianeta ci presenta individui con tutti i gradi immaginabili del sapere e dell’esperienza. Lo stesso vale anche per gli elettroni. Certuni hanno lo Spirito necessario per fabbricare il vegetale o l’animale, o addirittura l’uomo. Altri, più modestamente, non sanno partecipare che al funzionamento d’esseri più elementari, come le amebe o le alghe. Altri ancora, e sono senza dubbio i più numerosi, non sono capaci che di entrare nella costruzione dei minerali, e quindi non possono allontanarsi sensibilmente nel loro comportamento dalle semplici leggi fisico-chimiche. Ma questi non impediscono l’esistenza degli altri, con il loro Spirito e la loro coscienza del mondo assolutamente non riducibili al semplice comportamento fisico-chimico. Per distinguerli dagli elettroni, per così dire, “incolti”, questi elettroni sono stati chiamati “eoni”, un po’ come si distinguono tra gli umani gli scienziati o i saggi. (La parola “eoni” era stata scelta dagli gnostici – iniziati illuminati dalla conoscenza recata da Gesù – nel primo secolo della nostra era, per designare appunto esseri portatori dello Spirito, che intervenivano nel comportamento della materia. È curioso vedere come la parola “eone” sia una specie di contrazione di “elettrone”. Intuizione degli gnostici del I secolo?

Ne consegue che il nostro Spirito essendo costituito dallo Spirito degli eoni del nostro corpo, è praticamente immortale, poiché gli elettroni hanno una vita misurabile in miliardi di anni, e quindi paragonabile all’età dell’Universo stesso (15 miliardi di anni circa, secondo i cosmologi contemporanei). Ciò significa inoltre che il nostro Spirito possiede gli elementi spirituali che affondano le radici nel passato per miliardi di anni; e dopo quella che noi chiamiamo la nostra morte corporale, il nostro Spirito si perpetuerà nel futuro con i nostri eoni, anche quando il nostro corpo sarà ritornato alla polvere; e questo durerà praticamente per l’eternità! Nonostante le sue dimensioni enormi nello spazio e nel tempo, l’Universo non ci intimorisce: ognuno di noi vive una vita spirituale sulla scala delle sue immense dimensioni.

Ed ecco realizzata l’unità nell’Io, lo Spirito che riunisce in sé, “in un solo essere”, la miriade di informazioni portata dagli “spiriti elementari” (eoni), gli stessi che, insieme, costituiscono l’identità del mio Spirito per ogni tempo a venire.

Alla morte della materia, lo Spirito si libera, come mano dal guanto, dal fardello del corpo, entra nella dimensione della creazione con tutta la personalità che lo distingueva, con tutti i ricordi delle sue esperienze terrene, così come è accaduto a tutte le persone care che ci hanno preceduto e che ci attendono per restare insieme a noi  nella gioia e nella Luce Universale.

Queste mie affermazioni non sono suggerite da sogni o da speranze, ma dalla conoscenza scientifica. Tutto ci promette che la morte corporale non è che un semplice cambiamento di stato per il nostro “Io”, e che questo “Io” prolunga la sua avventura nell’Universo, per tutta l’eternità.

Abbiamo esplorato un “mondo nuovo”, quello del nostro “io interiore”, per andare verso un mondo futuro: quello della nostra eternità.

Il Progetto

Che cos’è e come parte un progetto? Da un’idea che si fa pensiero, che diviene proposta, che a sua volta si fa programma, poi pianificazione e infine dà corso alla sua attuazione.

Il  termine idea deriva dal verbo greco che significa “vedere”; per cui l’idea è l’oggetto di una visione o di una intuizione dell’intelletto e, pertanto, sta a fondamento della conoscenza concettuale.

Tutto il pensiero cristiano del medioevo considerava le idee come il contenuto dell’intelligenza divina, quindi espressione della mente di Dio. I pensatori cristiani, da Agostino a Tommaso d’Aquino, sostengono che di ogni cosa, prima di crearla, Dio ne aveva l’idea nella propria mente.

“Idea” come contenuto di pensiero. In quanto tale, allora, “le idee” sono il prodotto del pensiero o della mente, siano esse sensibili, cioè quelle che ci pervengono dal di fuori (le cosiddette avventizie, cioè provvisorie, instabili), quanto quelle immaginative,  cioè quelle costruite da noi (le cosiddette fattizie, non naturali in quanto inventate dall’uomo) quanto, infine, quelle indipendenti dalla sensibilità e dalla immaginazione (le idee “innate”), chiare e distinte: quelle essenziali della metafisica, legate cioè alla dottrina universale, come quelle dell’io e di Dio.

Ruolo dell’idea, allora, nella conoscenza dell’assoluto, e idea come prima oggettivazione della volontà universale (un esempio: il concretizzarsi dell’idea nell’opera d’arte).

Idea: tutto ciò che sussiste di per sé indipendentemente dalla conoscenza.

Ma allora possiamo tranquillamente ipotizzare che al di là della realtà che quotidianamente sperimentiamo esista un’altra realtà invisibile, della quale di tanto in tanto è concesso di cogliere qualche bagliore tramite, appunto, le idee.

Tale invisibile realtà, per ora non agibile alla scienza, potrebbe essere uno stato di coscienza, oppure una dimensione coesistente con la nostra, pur se non abitualmente percepibile. Ecco la ragione che mi ha portato ad esprimere l’auspicio che l’Uomo non sia più sottoposto all’onere di rappresentare un progetto scientifico, ma finalmente rientri nel suo ruolo, che è quello di essere il solo e l’unico rappresentante del progetto umanitario, meraviglioso fine per cui è su questa terra.

Perché oggi, a differenza dei tempi passati, questa invisibile realtà che ci contiene offre segni tangibili della sua esistenza? Su questa realtà invisibile oggi sappiamo più cose di quante ne sapessero le generazioni che ci hanno preceduto. Sono stati compiuti studi e ricerche, non mancano le inchieste che a livello statistico ci forniscono dimensione e frequenza di certe fenomeni, sono state rivisitate antiche tradizioni. Gli odierni mezzi di comunicazione, pur non esenti da difetti, hanno il grande merito di informarci in tempi rapidi di tutto ciò che avviene e che viene scoperto. Tocca a noi accogliere queste informazioni, confrontarle, trarne le dovute considerazioni, se non conclusioni.

Siamo nel Duemila. È stato detto che siamo entrati nell’era dello Spirito. Ecco il perché del  moltiplicarsi dei segnali, il cui scopo è di renderci più attenti al trascendente, più sensibili alle istanze interiori e spirituali, meno egoisti e materialisti.

Non è tanto, quindi, dire di essere entrati nell’era dello spiritualismo, bensì di aderire con tutto noi stessi al progetto migliorativo che abbiamo abbracciato nel momento stesso del nostro apparire sulla scena del mondo, ingresso che chiama ognuno di noi a diventare protagonista di quel progetto umanitario indicato da Dio, nel momento che ci ha fatto incontrare la materia, dandoci così l’opportunità di operare per il nostro stesso esistere.

Non si vede bene che col cuore; l’essenziale è invisibile agli occhi.

L ‘uomo visibile e l’uomo invisibile

I nostri cinque sensi ci permettono di percepire solo una piccola parte della realtà. Al di là di ciò che noi vediamo, tocchiamo e sentiamo esiste però un mondo vastissimo di energie sottili, potenzialità, aure, impregnazioni psichiche, “presenze”. Esistono inoltre i viaggi dell’anima, le dimensioni al limite tra la vita e la morte, i luoghi di forza. Vi sono poi cose che si rendono visibili solo ad alcuni, e a seconda di come si presentano si parla di veggenza, telepatia, apparizioni, esperienze mistiche. L’essere umano stesso sarebbe costituito di più corpi: oltre a quello materiale ce ne sarebbero altri più sottili, e pertanto invisibili.

Noi siamo abituati a far coincidere l’essere umano col suo corpo fisico; invece fin dai tempi più antichi certe tradizioni religiose ed esoteriche gli hanno attribuito, oltre a quello fisico, un corpo, invisibile ma non meno reale e importante dell’involucro materiale visibile. Tale corpo infatti sarebbe il motore del corpo quale normalmente l’intendiamo: sede delle funzioni umane di tipo emozionale, affettivo, psicologico, sociale, ecc.

L’esistenza dell’anima è materia di fede: c’è chi ci crede e chi no. Di recente però certi esperimenti scientifici compiuti in Russia, a San Pietroburgo, suggeriscono che, forse, l’anima può essere oggetto di una ricerca concreta.

Si tratta di questo: stanno compiendo ricerche tese a scoprire con mezzi rigorosamente tecnici se qualcosa di noi permanga dopo la morte del corpo. Finora la scienza aveva accompagnato l’uomo fino all’ultimo respiro, lasciando da quel momento in poi il campo alla religione. Gli esperimenti degli scienziati dell’università tecnica di San Pietroburgo vanno invece oltre e sono riusciti a dimostrare che il corpo umano continua ad emanare qualcosa anche alcuni giorni dopo la morte: cinque per ora, perché oltre non è permesso indagare. Si tratta di risultati che contraddicono quanto finora si era pensato, cioè che tutte le attività dell’organismo si spegnessero molto in fretta dopo la morte clinica. I ricercatori di San Pietroburgo si occupano da tempo di ricerca scientifica sui fenomeni paranormali e soprattutto di quel campo, individuato grazie al ben noto effetto Kirlian, della cui esistenza si è praticamente certi, anche se si è ben lontani dal saperne tutto. Tale campo contiene moltissime informazioni sullo stato psicofisico della persona e i risultati finora ottenuti ne consentono un quadro abbastanza completo. Nel 1993 il professor Konstantin Korotkov, fisico, e il suo gruppo ebbero l’idea di sottoporre alle stesse analisi il corpo di un trapassato, scoprendo con enorme sorpresa che non solo il campo non scompariva con la morte, ma che esso è in ben preciso rapporto con le modalità del decesso, tanto da rivelarle.

Korotkov col suo gruppo di ricercatori spera di ottenere dall’autorità giudiziaria il permesso di osservare i corpi oltre il quinto giorno, per vedere se il patrimonio informativo, il segnale cioè, del corpo continua a farsi percepire. Quello che pare certo, dice lo scienziato, è che questo campo esiste, ha caratteristiche diverse da tutto quello che conosciamo a livello fisico e ha probabilmente a che fare con ciò di cui parlano da sempre le religioni: l’anima. Ne hanno parlato diversi giornali, tra cui La Stampa il 20 maggio 1995 e Il Resto del Carlino il21 maggio 1995.

A questo segnale diretto dell’esistenza dell’anima se ne aggiunge uno indiretto. Ne ha parlato molto acutamente (e coraggiosamente) Carlo Coccioli in un bell’articolo dal titolo Se l’anima cambia idea pubblicato da Il Giornale il 28 maggio 1995, in cui viene presa in esame una sindrome ancora misteriosa: la Sids, cioè la morte improvvisa dei lattanti, che nei paesi anglosassoni si porta via tre bambini su mille e che nonostante ne siano state ricercate tutte le cause possibili e immaginabili risulta inspiegabile: i bambini che muoiono all’improvviso in culla sono sanissimi.

L ‘autore propone allora quella che definisce una “ipotesi poetica ” e immagina che “questi bizzarri lattanti, che se ne vanno di notte, loro così piccini, così innocenti, così inopportuni, così enigmatici, loro con ancora negli occhi nebulosi qualcosa come una traccia di visioni interiori, loro se muoiono è perché vogliono morire: nient’altro”. In altre parole, dice Coccioli, l’anima – questa “pila” che tiene in vita – se ne volerebbe via da sola. Questa è la dimostrazione che non solo lo Spirito è a conoscenza di quando nascerà a vita terrena (il giorno della sua nascita), ma che soprattutto sa quando deve lasciare il “suo” corpo e tornare nella dimensione dello Spirito dalla quale ognuno di noi proviene e nella quale ognuno di noi dovrà tornare.

Non è più possibile affrontare e conoscere i problemi basilari dell’Essere inseguendo aridi risultati di esperimenti parapsicologici basati su regole, impostazioni e posizioni ormai superate. Oggi, i problemi sollevati dalla parapsicologia devono essere affrontati in modo nuovo.  Un “modo nuovo” che avvicini sempre di più questo nostro “stare insieme” nella vita terrena alla saggezza, alla giustizia, all’amore ma, prima di tutto, alla certezza della vita futura.

Per me e per coloro che con me hanno potuto constatare la realtà oggettiva della continuità della vita, l’immortalità dell’essere non è né desiderio né nostalgia di eternità.

I nostri Maestri, che ci parlano dalla dimensione universale, ci forniscono innumerevoli prove e indicazioni della realtà di vita che attende l’uomo dopo la sua morte terrena.

Essi ci hanno rivelato il mistero della nascita, della morte; ci hanno rivelato da dove proveniamo, dove andiamo, il perché ci troviamo su questa terra e perché, su questa terra, ci teniamo per mano a determinate persone e, con esse, affrontiamo determinati eventi.

Queste rivelazioni non sono mai state affermazioni dogmatiche delle Entità, né ad esse ha mai corrisposto, come invece la parola “rivelazioni” potrebbe far pensare, un nostro atteggiamento di passiva accettazione.

Le rivelazioni alle quali mi riferisco, in realtà, sono il “risultato” di un modo di operare delle Entità stesse, che hanno indirizzato l’intera nostra ricerca verso un superamento dello spiritualismo rivelatorio tipico della tradizione metapsichica per consentirci di stabilire con loro un rapporto dialettico e sempre più profondo.

Da parte nostra, quindi, l’accettazione della rivelazione avviene solo e nel momento in cui questa, sottoposta tramite il dialogo ad uno stretto ed approfondito esame con l’Entità proponente, spogliata da ogni attesa ed interpretazione di tipo personale e materialistico, constatato che può inserirsi perfettamente nel concetto di ricerca e che, perciò, non si tratta di una manifestazione solamente di tipo fenomenico o di una comunicazione fine a se stessa, entra a far parte della consapevolezza e, conseguentemente, del patrimonio evolutivo di ciascuno.

Questa nostra generazione, che potrebbe essere definita la generazione che possiede tutte le indicazioni per poter squarciare il velo del mistero che avvolge l’essere e la sua finalità di essere, deve combattere, oltre che con le necessità esistenziali rese più pressanti dalla realtà meccanicistica e consumistica in cui è immersa, con tanti tabù e preconcetti che incontra nella sua mente e nella sua operatività quando, per uscire dalla banalità del quotidiano o da una condizione di disperazione, si rivolge a questa tematica per tentare di scorgere un orizzonte nuovo in cui specchiarsi, in cui veramente sperare.

Voglio pormi una domanda: “Se crediamo all’esistenza del nostro Spirito, perché viviamo passivamente senza cercarlo?

Com’è possibile che tutta la nostra vita trascorra fatalisticamente, e che ci facciamo capitare addosso tutti gli eventi senza maturare né riflessioni, né la spinta a capire qualcosa  di più?

L’uomo continuamente subisce eventi ed assorbe tutto ciò che gli eventi gli scaricano addosso: problemi esistenziali, preoccupazioni, dolori, malattie, falsità, violenze, ricatti, amore, odio, rinunce…E intanto resta lì, a subire in attesa che qualcuno, per pietà o per amore, raccolga il suo cuore e le sue nevrosi.

E’ questa la vita? E c’è un senso in tutto questo? E se c’è, dov’è?

Nella nostra esistenza di persone che subiscono o producono avvenimenti, di che cosa siamo veramente coscienti?

Ritengo che si sia consapevoli di noi soltanto in brevi momenti della nostra vita.  Per esempio, siamo coscienti dell’amore o del dolore soltanto se ne restiamo segnati. Poi basta. Se stiamo bene in salute, se non abbiamo alcuna sofferenza, non ci accorgiamo neppure del nostro corpo. E così è anche per la nostra mente. Anzi, soprattutto per la mente. Quando qualcosa ci turba e ci amareggia ci aggrappiamo alla speranza!

Dobbiamo imparare a diventare consapevoli di essere coscienti.

Finché siamo su questa Terra, il compito di ciascun individuo è quello di progredire sul cammino dell’evoluzione spirituale, che passa sempre dalla presa di consapevolezza.

Vorrei suggerirvi di prendere per verità e di vivere secondo essa solo ciò che la vostra ricerca e la vostra esperienza vi mostrano corrispondente alla vostra salute, al vostro bene ed al bene degli altri uomini.  I frutti della nostra ricerca ci invitano ad ascoltare più spesso la voce inconscia interiore che ognuno di noi porta in sé perché questa voce, se siamo capaci di udirla, ci fornirà quell’immenso slancio che scavalca il passato e conferirà ai nostri atti presenti maggiore lucidità e saggezza per aiutarci a scegliere meglio l’ avvenire.

 

Uomo: Progetto umanitario

 

Lo Spirito non è un semplice fenomeno appartenente ad un Universo “oggettivo”, cioè esistente indipendentemente dallo Spirito; lo Spirito è il creatore di quel che noi chiamiamo Universo, con tutta la Materia e l’energia che contiene. Non esiste Universo senza Spirito. L’eternità del nostro Spirito non può quindi essere un “dato” più oggettivo di quelli che la Conoscenza ci fornisce per la nostra rappresentazione del mondo. Con questa rappresentazione, l’eternità della vita è un significato che viene a inserirsi tra gli altri significati, i quali servono a fornirci una visione coerente e armoniosa del mondo.

Ed è così che l’uomo diviene ciò che è nel profondo della sua carne: una creatura cosciente di essere portatrice, con tutto il resto della Creazione, dello Spirito del mondo. Questo consente ad ognuno di noi di discernere ciò che desideriamo sia il mondo.

La Conoscenza e l’Amore potranno elevare sempre di più il livello di conoscenza di ciascuno di noi. Riserviamoci, però, il tempo necessario alla riflessione, per preparare meglio le nostre azioni e partecipare, al meglio, all’evoluzione spirituale del mondo.

Le vicissitudini della Vita ci hanno permesso di affrontare la Morte e di sconfiggerla, e ora sappiamo che la nostra vita terrestre viene ad inserirsi nella continuità di una grande Vita. Questa nostra vita terrestre non è quindi né troppo breve né troppo lunga, qualunque sia la sua durata; non è fatta né per correre senza pensare, né per pensare senza agire: è fatta soltanto per essere veramente vissuta. Vivere è fare un altro passo avanti sulla strada dalla quale veniamo, e che ha avuto inizio ai primordi dell’Universo.

Verrà sempre il tempo di ciò che si è scelto, perché si è soltanto noi, e noi soltanto, che con il nostro Spirito inventeremo e daremo esistenza a questo Universo che desideriamo vedersi schiudere. E abbiamo davanti a noi l’eternità per generare questo mondo che uscirà dal nostro Spirito e… per Viverlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*